Si lavoro per completare l’intervento sulla pace fiscale in tempo per la manovra di bilancio. Le risorse vincolano le condizioni. Ipotesi importo di ingresso del 5% sul debito e poi dilazioni per 9 anni. Selezione su debiti e debitori e rate di eguale importo. Sono alcune delle ipotesi su cui si lavora in questi giorni tra uffici ministeriali e Agenzia delle entrate Riscossione, per definire cornice e quadro della pace fiscale 2025.
Rottamazione, importo di ingresso del 5%
sul debito e poi dilazioni per 9 anni. Selezione su debiti e debitori
e rate di eguale importo. Sono alcune delle ipotesi su cui si lavora
in questi giorni tra uffici ministeriali e Agenzia delle entrate Riscossione,
per definire cornice e quadro della pace fiscale 2025, mentre ieri in
commissione finanze Senato sono scaduti i termini per la presentazione degli
emendamenti al disegno di legge, padre il deputato della Lega Alberto
Gusmeroli, sulla rottamazione a 120 rate.
I tempi, però, per conoscere la rottamazione 5, si
allungano e si intrecciano alla legge di bilancio 2025, non solo per far
confluire le disposizioni del disegno di legge, rivedute e corrette,
nel testo della manovra per il 2026 ma soprattutto per il nodo risorse. Nessuno
al momento pare conoscerne l'entità e di conseguenza il perimetro su cui
costruire la casa della pace fiscale. «Lo sviluppo della misura sarà definito
dopo che si conoscerà il budget legato alla manovra», spiega Massimo
Garavaglia, relatore del disegno di legge in commissione
finanze del Senato, «ci sono al momento sul tavolo decine di ipotesi
ma è tutto vincolato alla legge di bilancio».
Se tutta questa attesa della legge di bilancio comporterà un
ritardo sull'avvio della rottamazione 5 non sembra preoccupare
Garavaglia: «l'auspicio è che si possa definire prima dell'avvio della sessione
della legge di bilancio». Intanto, tra le ipotesi al vaglio, per superare i
punti deboli delle precedenti rottamazione, che hanno visto perdere molti
aderenti per strada, c'è quella di abbattere la quota
di debito richiesta nelle prime rate, un ticket
di ingresso “basso” intorno al 5% del debito da spalmare
poi successivamente nelle rate richieste.
Anche l'arco temporale è al momento sotto esame, le
120 rate su dieci anni della proposta, a qualche tecnico hanno fatto
storcere il naso, e si farebbero proiezioni su un periodo più contenuto tra gli
otto e i nove anni.
Inoltre c'è il tema recidivi, non si vuole cioè far passare
l'idea che l'intervento sia una ennesima mano tesa dello stato a
chi con lo stato non ha mantenuto in essere le
regole del gioco. Dalla relazione della commissione Benedetti che ha
monitorato la grande voragine del magazzino fiscale è emerso che su
10 mln di contribuenti titolari di cartelle il 77% è recidivo, ha cioè maturato
una collezione di ruoli in almeno tre anni precedenti l'emissione dell'ultimo
atto: «Sulla questione dei recidivi» osserva Garavaglia «mi rifaccio alla
definizione che ne ha dato il direttore dell'Agenzia delle entrate Vincenzo
Carbone in audizione, chi in più anni non si è dimostrato rispettoso delle
regole, va valutato chi ha avuto difficoltà e non ha versato ancorché ha dichiarato».
Ieri, come detto sono scaduti i termini per la presentazione
degli emendamenti al disegno di legge della rottamazione lunga. Sono
state presentate 114 proposte correttive tutte da parte delle opposizioni, una
sola dalla maggioranza, FI, più precisamente dal senatore Claudio Lotito che
amplia l'intervento anche per le cartelle già notificate ai debitori entro il
31/12/2023. Gli emendamenti, ricorda Garavaglia, sono stati presentati tutti
dalle opposizioni, «come relatore mi riservo di presentare qualcosa in seguito
perché ancora non abbiamo il perimetro di intervento che si avrà
solo con la manovra».
Il nodo risorse è tema anche del viceministro
Maurizio Leo. interpellato a margine della presentazione della relazione
dell'Agenzia del demanio ieri Leo ha dichiarato:
«Sulla rottamazione ascoltiamo tutti quanti però vediamo di far
quadrare tutto con i numeri. Una rottamazione che vada
incontro a chi effettivamente non ce la fa, facendo interventi selettivi si può
sicuramente fare.
Dobbiamo conciliare tutte le diverse esigenze, il ceto
medio, le imprese. Vediamo le risorse di cui disponiamo», ha aggiunto.
Parallelamente all'esame del disegno di legge
sulla rottamazione si punta a chiudere l'indagine sullo stato del magazzino
della riscossione, la commissione ha richiesto le audizioni nuovamente di
Roberto Benedetti, presidente della commissione ministeriale sul
magazzino, del ministero dell'economia Giancarlo Giorgetti
e del viceministro Maurizio Leo che con ogni probabilità
interverranno i primi di ottobre.

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