Premessa
Con il
D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 91, il legislatore ha recepito le Direttive UE
2024/1499 e 2024/1500 introducendo una profonda riforma del sistema di
contrasto alle discriminazioni.
Il
provvedimento istituisce il nuovo Organismo per la Parità, autorità
indipendente destinata a diventare il principale punto di riferimento nazionale
per la tutela contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro e nell'accesso a
beni e servizi.
L'obiettivo
della riforma è rafforzare la tutela sostanziale dei lavoratori e promuovere
modelli organizzativi maggiormente inclusivi, trasparenti e verificabili.
Contestualmente
all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 91/2026, dal 7 giugno 2026 entra in vigore anche il D.Lgs. n. 96/2026, che
recepisce la Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva tra uomini e
donne.
I due
provvedimenti sono strettamente collegati: il primo rafforza la tutela contro
le discriminazioni, mentre il secondo introduce nuovi obblighi di trasparenza
salariale finalizzati a prevenire differenze retributive non giustificate.
Le
aziende sono pertanto chiamate non solo a prevenire trattamenti discriminatori,
ma anche a dimostrare l'oggettività dei criteri utilizzati per determinare
retribuzioni, premi, progressioni economiche e percorsi di carriera.
RICORDA.
Il D.Lgs. n. 91/2026 entra in vigore dal 7 giugno 2026. Il
nuovo Organismo per la Parità sarà operativo dal 1° gennaio 2027. Il
provvedimento interessa tutte le imprese, indipendentemente da dimensioni e
settore. Non vengono introdotti nuovi adempimenti amministrativi immediati, ma
aumenta significativamente il rischio di verifiche e contestazioni.
|
APPROFONDIMENTO Le tutele riguardano
possibili discriminazioni fondate su: • sesso e genere; • gravidanza e maternità; • età; • disabilità; • religione e convinzioni
personali; • orientamento sessuale; • razza e origine etnica. Il nuovo Organismo potrà
ricevere segnalazioni, richiedere documentazione alle imprese, assistere i
lavoratori e formulare pareri utilizzabili nei procedimenti giudiziari. Il legislatore europeo punta
soprattutto a contrastare le cosiddette discriminazioni indirette, spesso più
difficili da individuare rispetto alle discriminazioni tradizionali. |
Molte
aziende ritengono di non avere problemi sotto il profilo della parità di
trattamento perché non adottano comportamenti apertamente discriminatori.
Tuttavia,
oggi il rischio maggiore deriva da procedure apparentemente neutrali che
possono produrre effetti sfavorevoli nei confronti di specifiche categorie di
lavoratori.
|
RICORDA. Una
discriminazione può essere presente anche in assenza di qualsiasi intento
discriminatorio. Ciò che viene valutato non è soltanto la volontà
dell'impresa, ma anche l'effetto concreto prodotto da una decisione, da una
procedura o da un criterio organizzativo. |
Verifiche da fare entro
il 31 dicembre 2026:
·
procedure di selezione del personale;
·
criteri di promozione e progressione
professionale;
·
sistemi premianti e welfare aziendale;
·
accesso alla formazione;
·
regolamenti interni;
·
codici etici e codici di condotta;
·
procedure di gestione delle segnalazioni;
·
sistemi informatici utilizzati per recruiting e
valutazione del personale.
CASI
PRATICI:
Esempio
n. 1 – Selezione del personale
Un
annuncio di lavoro che richieda una disponibilità continuativa in orari serali
o festivi potrebbe penalizzare determinate categorie di lavoratori e generare
contestazioni sotto il profilo della discriminazione indiretta.
Dal 7 giugno 2026 gli annunci di lavoro e le
vacancy devono inoltre rispettare i principi di trasparenza retributiva
introdotti dal D.Lgs. n. 96/2026.
Nella comunicazione delle opportunità di
lavoro è opportuno indicare:
- il livello di inquadramento previsto;
- il contratto collettivo applicato;
- la retribuzione iniziale oppure la
relativa fascia retributiva;
- i criteri oggettivi utilizzati per
determinare il trattamento economico.
La finalità della norma è prevenire
disparità retributive e garantire maggiore trasparenza già nella fase di
accesso al lavoro.
Esempio
n. 2 – Formazione aziendale
L'esclusione
sistematica dei lavoratori più anziani dai percorsi formativi potrebbe essere
interpretata come una discriminazione basata sull'età.
Esempio
n. 3 – Premi e incentivi
Un
sistema premiante fondato esclusivamente sulla presenza fisica in azienda
potrebbe penalizzare lavoratori disabili o soggetti che usufruiscono di
strumenti di conciliazione vita-lavoro.
Intelligenza artificiale
e strumenti HR
Particolare attenzione dovrà
essere riservata ai software utilizzati per:
·
selezione dei candidati;
·
screening automatico dei curriculum;
·
valutazione delle performance;
·
assegnazione di obiettivi e premi.
Un
algoritmo addestrato su dati storici può infatti replicare automaticamente
situazioni discriminatorie già presenti nell'organizzazione.
L'utilizzo
di strumenti digitali non è vietato, ma l'impresa deve essere in grado di
dimostrare la correttezza e l'oggettività delle decisioni assunte.
|
RICORDA. Il decreto non introduce
nuove sanzioni amministrative specifiche. I principali rischi per
l'impresa derivano invece da: • aumento del contenzioso; • richieste risarcitorie; • interventi correttivi; • danni reputazionali; • criticità nell'ambito
della Certificazione della Parità di Genere; • maggiore facilità per il
lavoratore nel dimostrare la discriminazione. In caso di contestazione
sarà il datore di lavoro a dover dimostrare che la decisione assunta è
fondata su criteri oggettivi e non discriminatori. |
Le 10 domande che
l'Organismo per la Parità potrebbe rivolgere all'azienda
1)
Quali criteri sono stati utilizzati per
selezionare il candidato o il lavoratore interessato?
2)
Tali criteri sono formalizzati e documentabili?
3)
L'azienda dispone di una policy
antidiscriminazione aggiornata?
4)
Sono stati effettuati controlli sull'impatto
delle procedure HR rispetto alle categorie protette?
5)
I responsabili aziendali hanno ricevuto una
formazione specifica sul tema?
6)
Esiste un canale interno per la segnalazione di
comportamenti discriminatori?
7)
I sistemi informatici utilizzati nei processi
HR sono stati verificati sotto il profilo dei possibili bias?
8)
Come vengono gestite le richieste di
accomodamento ragionevole per i lavoratori con disabilità?
9)
L'azienda monitora eventuali differenze di
trattamento nell'accesso alla formazione, alle promozioni o ai sistemi
premianti?
10)
Quali evidenze documentali sono disponibili per
dimostrare l'oggettività delle decisioni contestate?
|
APPROFONDIMENTO. Le
imprese che adottano procedure trasparenti, criteri documentati e sistemi di
gestione del personale verificabili riducono sensibilmente il rischio di
contenzioso e si trovano in una posizione maggiormente tutelata in caso di
controlli o contestazioni. È importante
programmare: • la
verifica preventiva delle procedure HR; • l’aggiornamento
di regolamenti e codici di condotta; • gli
audit sul rischio discriminatorio; • il
supporto alla Certificazione della Parità di Genere; • la
formazione di dirigenti, responsabili HR e management. |
Come costruire
un'organizzazione in grado di dimostrare la correttezza delle proprie decisioni?
Uno
degli aspetti più innovativi del D.Lgs. n. 91/2026 riguarda la crescente
importanza attribuita alla capacità dell'impresa di dimostrare l'oggettività
delle proprie scelte organizzative.
In
caso di contestazione, infatti, non sarà sufficiente affermare che non vi era
alcuna intenzione discriminatoria. L'azienda dovrà essere in grado di
documentare che le decisioni adottate sono state assunte sulla base di criteri
trasparenti, coerenti e verificabili.
Per
questo motivo è opportuno che le imprese inizino fin da ora a rafforzare i
propri processi interni di gestione del personale.
Selezione del personale
Le
procedure di ricerca e selezione rappresentano uno degli ambiti maggiormente
esposti al rischio di contestazioni.
È
consigliabile che ogni posizione aperta sia accompagnata da una descrizione
chiara delle competenze richieste e dei criteri utilizzati per la valutazione
delle candidature.
La
predisposizione di schede di valutazione standardizzate, l'archiviazione dei
curricula ricevuti e la conservazione delle motivazioni che hanno portato alla
scelta finale consentono all'azienda di dimostrare la correttezza e
l'imparzialità del processo selettivo.
L'obiettivo
non è burocratizzare il recruiting, ma poter dimostrare che la scelta del
candidato è stata effettuata sulla base di elementi professionali oggettivi e
non di valutazioni soggettive o discriminatorie.
Promozioni e percorsi di
carriera
Particolare
attenzione dovrà essere riservata alle decisioni relative alle progressioni
professionali.
Le
promozioni, l'assegnazione di ruoli di responsabilità e l'accesso a percorsi di
crescita dovrebbero essere collegati a parametri preventivamente individuati,
quali risultati conseguiti, competenze tecniche, esperienza maturata,
partecipazione a percorsi formativi e capacità organizzative.
Le
nuove disposizioni in materia di trasparenza retributiva richiedono inoltre che
i criteri utilizzati per determinare gli aumenti retributivi e le progressioni
economiche siano conoscibili e fondati su parametri oggettivi.
Le
aziende dovrebbero essere in grado di documentare le motivazioni che
giustificano eventuali differenze retributive tra lavoratori che svolgono lo
stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
L'applicazione
del sistema di classificazione previsto dal contratto collettivo rappresenta un
importante elemento di tutela, purché eventuali trattamenti individuali siano
supportati da criteri verificabili e non discriminatori.
L'adozione di criteri chiari e condivisi riduce il rischio che una mancata promozione possa essere interpretata come discriminatoria e consente all'impresa di dimostrare la coerenza delle proprie decisioni.
Accesso alla formazione
Anche
la formazione del personale assume una rilevanza particolare.
Le
aziende dovrebbero monitorare periodicamente la distribuzione delle opportunità
formative tra i lavoratori, verificando che non si creino situazioni nelle
quali determinate categorie risultino sistematicamente escluse
dall'aggiornamento professionale.
Una pianificazione equilibrata della formazione contribuisce non soltanto alla crescita delle competenze aziendali, ma rappresenta anche un importante strumento di prevenzione del rischio discriminatorio.
Smart working e
flessibilità organizzativa
Le
modalità di lavoro flessibile, ormai stabilmente presenti in molte realtà
aziendali, richiedono procedure trasparenti e uniformi.
È
opportuno che le imprese definiscano criteri chiari per l'accesso allo smart
working, individuando le mansioni compatibili, le modalità di richiesta e i
presupposti per l'accoglimento o il rigetto delle domande.
La possibilità di documentare le motivazioni delle decisioni adottate rappresenta un elemento essenziale per prevenire contestazioni e garantire parità di trattamento tra i lavoratori.
Sistemi premianti e incentivi
Anche
i sistemi di incentivazione meritano una particolare attenzione.
Premi,
bonus e riconoscimenti economici dovrebbero essere collegati a indicatori
misurabili e preventivamente comunicati ai lavoratori.
La trasparenza dei criteri utilizzati per la valutazione delle performance consente di evitare percezioni di arbitrarietà e riduce significativamente il rischio di contenzioso.
Diritto di informazione
dei lavoratori
Il
D.Lgs. n. 96/2026 introduce uno specifico diritto di informazione in materia
retributiva.
I
lavoratori possono richiedere informazioni sui livelli retributivi medi,
distinti per sesso, riferiti alle categorie di lavoratori che svolgono lo
stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
Le aziende dovranno inoltre informare annualmente il personale dell'esistenza di tale diritto e delle modalità per esercitarlo.
Gestione delle
segnalazioni interne
Un'organizzazione
moderna dovrebbe dotarsi di strumenti che consentano di intercettare
tempestivamente eventuali situazioni critiche.
L'integrazione
delle procedure di segnalazione con i sistemi di whistleblowing già adottati
dall'impresa può rappresentare una soluzione efficace per affrontare eventuali
problematiche prima che sfocino in vertenze o segnalazioni all'Organismo per la
Parità.
La presenza di procedure interne chiare costituisce inoltre un importante indicatore dell'impegno aziendale verso la tutela dei lavoratori.
Inclusione e
accomodamenti ragionevoli
Con
riferimento ai lavoratori con disabilità, assume particolare rilievo la
capacità dell'azienda di dimostrare l'adozione di accomodamenti ragionevoli
finalizzati a garantire pari opportunità e piena partecipazione alla vita
lavorativa.
La documentazione delle richieste ricevute e delle soluzioni adottate può costituire un elemento fondamentale in caso di verifiche o contestazioni.
Utilizzo di algoritmi e
strumenti digitali
Le
imprese che utilizzano software per la selezione del personale, la valutazione
delle performance o la gestione delle risorse umane dovrebbero verificare
periodicamente il funzionamento di tali strumenti.
L'attenzione
del legislatore europeo è sempre più orientata verso i possibili effetti
discriminatori derivanti da sistemi automatizzati di decisione.
Diventa
pertanto essenziale che l'azienda sia in grado di comprendere e spiegare i
criteri utilizzati dagli strumenti digitali impiegati nei processi HR.
Alla luce del D.Lgs. n. 91/2026, della Direttiva UE sulla trasparenza retributiva e delle crescenti attenzioni sul tema delle discriminazioni, la descrizione dell'aspetto retributivo nelle vacancy diventa un elemento strategico.
Trasparenza retributiva
nelle offerte di lavoro
Alla luce del nuovo decreto,
formule generiche, quali:
·
"Retribuzione commisurata
all'esperienza"
·
"RAL da definire"
·
"Compenso adeguato al profilo"
dovrebbero
essere progressivamente sostituite da indicazioni più trasparenti e
verificabili.
Una
buona prassi consiste nell'indicare:
·
livello contrattuale
·
CCNL applicato
·
fascia retributiva prevista
·
criteri
oggettivi utilizzati per determinare la proposta economica.
Tale
approccio consente di ridurre il rischio di contestazioni e di dimostrare il
rispetto dei principi di parità retributiva.
Esempio
CCNL Terziario Confcommercio
Inquadramento: 4°
livello
Retribuzione indicativa: RAL
compresa tra € 28.000 e € 34.000 in funzione delle competenze effettivamente
possedute e dell'esperienza professionale maturata.
La retribuzione sarà
determinata sulla base di:
·
esperienza specifica nel ruolo;
·
autonomia operativa;
·
conoscenza dei software gestionali utilizzati;
·
eventuali competenze specialistiche;
·
responsabilità assegnate.
In
questo modo l'azienda dimostra che le differenze retributive derivano da
criteri oggettivi e verificabili.
In
presenza di differenze retributive pari o superiori al 5% non giustificate da
criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere, l'azienda può essere tenuta ad
effettuare una valutazione congiunta delle retribuzioni con i rappresentanti
dei lavoratori e ad adottare misure correttive.
Una nuova cultura della gestione del personale
Più
che introdurre nuovi adempimenti, il D.Lgs. n. 91/2026 e il D.Lgs. n. 96/2026
promuovono una nuova cultura della gestione del personale fondata sulla
trasparenza, sulla tracciabilità delle decisioni e sulla capacità dell'impresa
di dimostrare l'oggettività delle proprie scelte.
Le
imprese sono chiamate a passare da un modello basato prevalentemente sulla
discrezionalità a un sistema organizzativo fondato su criteri verificabili,
processi documentati e politiche retributive trasparenti.
In
questo contesto, procedure documentate, criteri chiari e sistemi di gestione
verificabili non rappresentano soltanto uno strumento di tutela giuridica, ma
costituiscono un vero e proprio investimento nella qualità dell'organizzazione
aziendale e nella prevenzione del rischio di contenzioso.
Restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento e salutiamo cordialmente.

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